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Archivi partner

Sezione Archivi Partner


Liceo classico statale Gian Battista Vico


La documentazione dell’Archivio del liceo G. B. Vico inizia a partire dall'anno scolastico 1894/95 e al momento si suddivide in area amministrativa e didattica. L'archivio si compone anche dalla serie dei registri, dai fascicoli personali degli alunni e dalle pagelle non ritirate. La documentazione archivistica ha subito dispersioni e danneggiamenti dovuti sia ai diversi trasferimenti dell'Istituto scolastico, sia al terremoto del novembre 1980.


Museo Civico Gaetano Filangieri


Gaetano Filangieri, principe di Satriano, nato a Napoli nel 1824 e qui deceduto nel 1892, è stato fu una delle figure di maggior spicco della vita culturale napoletana della seconda metà del XIX secolo: organizzatore della Mostra dell'arte antica napoletana del 1877 e membro della Commissione municipale per la conservazione dei monumenti cittadini, fu presidente del comitato promotore per l'istituzione a Napoli di un Museo Artistico Industriale e fondatore nel 1881 del Museo Civico a lui oggi intitolato. Si fece, inoltre, promotore di studi e ricerche archivistiche di alto profilo orientate a una meticolosa ricostruzione storica dei monumenti napoletani. Tali studi approdarono alla pubblicazione in sei volumi, tra il 1883 e il 1891, dei Documenti per la storia, le arti e le industrie delle provincie napoletane. Il Museo Civico che porta il nome dell’illustre studioso è privato e allestito nel Palazzo Como, edificato tra il 1464 ed il 1490 dal ricco mercante Angelo Como (o Cuomo) su disegno, probabilmente, dell’ingegnere Giuliano da Maiano. Il Filangieri volle collocare nel Palazzo le sue raccolte d’arte. La collezione vanta più di 3000 oggetti, di varia provenienza e datazione. Sono raccolti esemplari di arti applicate unitamente a dipinti e sculture dal XVI al XIX secolo, e a pastori presepiali del XVIII e XIX secolo. Il Museo ospita anche una biblioteca e un archivio ricchissimi, che conservano rispettivamente circa 30000 volumi e documenti a partire dal periodo medievale. Purtroppo parte del materiale andò distrutto nell’incendio appiccato dall’esercito tedesco in ritirata nel deposito di San Paolo di Belsito nel 1943. Nel 1948 il Museo fu riaperto arricchito di pregevoli collezioni che andarono a colmare le lacune provocate dalla guerra.


Opera Pia Purgatorio ad Arco


L’Opera Pia Purgatorio ad Arco Onlus è l’ente proprietario dell’intero complesso museale di S. Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Già Istituto di Pubblica Assistenza e Beneficenza, vanta 400 anni di vita, essendosi dedicato ai ceti più disagiati del centro di Napoli la cui origine si colloca nel XVII sec. Si tratta di una delle rare Opere Pie ancora esistenti e ha mantenuto fede agli scopi che i fondatori si erano prefissati, ovvero il soccorso agli ammalati, ai bisognosi e opere a suffragio delle anime del Purgatorio con celebrazione di Sante Messe nella Chiesa di S. Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Nel complesso ha sede anche l’Archivio storico, gestito dall’Associazione Amici degli Archivi, dove si conservano importanti testimonianze della vita della congregazione. Con la legge Crispi del 1862 le Opere Pie, tra cui quella di Purgatorio ad Arco, furono equiparate ad enti parastatali, e nel 1890 si dispose la loro trasformazione in istituzioni pubbliche di beneficenza. L’Opera Pia Purgatorio ad Arco è ancora oggi attiva ed i membri del sodalizio prestano la loro opera nel campo della beneficenza, dell’assistenza e del culto.


Parco Archeologico di Ercolano


Ente dotato di autonomia speciale ai sensi del D.M. n. 44 del 23 gennaio 2016. La città romana di Ercolano, distrutta e sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., fu riportata alle cronache della storia nel Settecento grazie alle esplorazioni borboniche. Col tempo il ricordo dell’ubicazione dell’antica città romana si perse, e solo nel 1710 un contadino scavando un pozzo per irrigare il proprio orto, recuperò molti frammenti di marmo pregiati, che solo più tardi si compresero appartenere al teatro della città antica. Informato della scoperta il nobile Emanuel-Maurice di Lorena, Principe di Elboeuf, acquistò il pozzo e per nove mesi condusse nell’area scavi per cunicoli a proprie spese, grazie ai quali recuperò nove statue con cui omaggiò i potenti del tempo. Ma solo nel 1738, per volere del re Carlo III di Borbone, iniziarono sistematiche esplorazioni per cunicoli del sito antico. Nel 1828 sotto il regno di Francesco I di Borbone furono intrapresi per la prima volta gli scavi “a cielo aperto”, eseguiti fino al 1875. Dopo una lunghissima interruzione, i lavori furono ripresi nel 1927 da Amedeo Maiuri, che li condusse fino al 1958, ma già nel 1942 quasi tutta l’area che costituisce l’attuale parco archeologico era stata riportata alla luce e contestualmente restaurata e coperta. Fra il 1960 ed il 1969 ulteriori lavori sono stati condotti nel settore settentrionale dell’Insula VI e lungo il decumano massimo, mentre negli ultimi venti anni è stata esplorata l’antica spiaggia, coincidente con la fascia più meridionale dell’area archeologica. In questa zona sono stati riportati alla luce dodici ambienti con ingresso ad arco (i fornici), ricoveri per barche e magazzini, ove avevano cercato riparo molti Ercolanesi in fuga dall’eruzione. Negli anni 1996-1998 sono stati eseguiti gli scavi a cielo aperto nell’area convenzionalmente denominata “Scavi Nuovi”, collegata al parco archeologico propriamente detto mediante una stretta e profonda trincea che, innestandosi all’altezza della Casa di Aristide, prosegue con una galleria al di sotto del moderno Vico Mare. Sono stati realizzati numerosi progetti scientifici e di ricerca archeologica nell’ambito del progetto interistituzionale Herculaneum Conservation Project, condotto grazie ai cofinanziamenti del Packard Humanities Institute, in collaborazione con la British School at Rome ed altre Università italiane e straniere.


Parco Archeologico di Paestum e Velia


ll Parco Archeologico di Paestum e Velia, iscritto dal 1998 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, è un ente dotato di autonomia speciale ai sensi del D.M. n. 44 del 23 gennaio 2016. Attraverso scavi, ricerche, mostre, restauri e laboratori di didattica, si impegna a tutelare, valorizzare e comunicare ai cittadini di tutto il mondo la storia millenaria di due importanti poleis magno-greche. Il Parco ha competenza territoriale sul Museo Archeologico Nazionale e sull’area archeologica di Paestum, sul Museo Narrante di Hera Argiva alla foce del Sele, sull’area dell’ex stabilimento della Cirio, sulle mura di cinta e sulle altre aree archeologiche conferite e sull’area archeologica di Elea-Velia.


Pio Monte della Misericordia


Il Pio Monte della Misericordia è un’istituzione fondata nel 1602 da sette nobili napoletani ed è impegnata ininterrottamente da oltre quattro secoli in attività di beneficenza e assistenza in soccorso delle fasce deboli. Nel suo storico palazzo seicentesco, sede degli uffici amministrativi, vengono sviluppate le attività benefiche istituzionali. Vi troviamo un notevole complesso storico-artistico come quello museale che custodisce una preziosa collezione d’arte, oltre alle Sette opere di Misericordia di Caravaggio. A completare questo patrimonio vi è l’Archivio Storico, sito al secondo piano della sede, che narra le vicende di questa plurisecolare istituzione.


Real Conservatorio della Solitaria, Archivio storico


L’ente venne fondato nel 1589 dal frate cappuccino Pietro Trigoso e dal maestro di campo Luis de Luxan y Enriquez, con lo scopo di accogliere ed educare le orfane dei militari spagnoli di stanza a Napoli. L’Archivio storico accoglie documentazione prodotta negli ultimi quattro secoli e rende conto dei mutamenti istituzionali dell’ente, il quale dal 1996 diviene Fondazione, tra i cui obiettivi rientra anche un rilancio delle finalità educative e culturali originarie. La documentazione è stata oggetto di un intervento di riordino e inventariazione da parte della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Regione Campania. L’Archivio si divide in due sezioni: Conservatorio e Conservatorio del Novecento. La consistenza totale ammonta a 523 unità archivistiche per 1700 schede. La documentazione consente di ricostruire non solo la storia dell’istituzione ma anche, almeno in parte, delle orfane, le cosiddette “figlie della Casa”, a partire dal loro ingresso nel Conservatorio, e del personale religioso e laico cui erano affidate le fanciulle.


Reggia di Caserta


L’archivio storico della Reggia di Caserta è testimone della storia del Complesso vanvitelliano e degli altri siti reali borbonici del casertano. Istituito per volontà di Ferdinando IV di Borbone con Real Dispaccio del 25 maggio 1784, l’archivio storico della Reggia di Caserta conserva più di 10.000 unità archivistiche, con documenti che coprono un arco temporale di oltre sei secoli – dal XV alla metà del XX secolo. Consegnato nel novembre 2024 all’Archivio di Stato di Caserta, il complesso archivistico è oggetto di un Accordo di valorizzazione tra Museo Reggia di Caserta, Direzione generale Archivi, Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania ed Archivio di Stato, e sarà a breve investito da un complessivo intervento di riordinamento e inventariazione al fine di garantirne una sempre più approfondita conoscenza e fruizione. L’archivio è consultabile presso i locali dedicati al piano ammezzato del secondo cortile della Reggia, previa registrazione presso la sala studio dell’Archivio di Stato di Caserta. Il Museo Reggia di Caserta conserva negli stessi locali il Laboratorio di Restauro per i Beni Archivistici e Librari, il Laboratorio Fotografico e il Laboratorio di Digitalizzazione. Le istituzioni firmatarie dell’Accordo di valorizzazione si impegnano a promuovere la conoscenza del prezioso patrimonio storico dell’archivio attraverso attività condivise di cui viene data notizia sui rispettivi canali istituzionali. (fonte: https://reggiadicaserta.cultura.gov.it/archivio-storico/)


Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il comune di Napoli


L’Ente, istituito nella sua attuale organizzazione con il DPCM 171/2014 e il DM 44/206, si occupa della tutela del patrimonio archeologico, architettonico, artistico e paesaggistico della città di Napoli. Nei propri archivi conserva sia la documentazione prodotta negli iter autorizzativi di interventi sottoposti al Codice dei Beni Culturali, che la documentazione di interventi condotti direttamente su beni culturali, così come il materiale documentale (disegni, fotografie, elaborati, schede) frutto dell’attività di catalogazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Tali archivi conservano materiale a partire dalla fine dell’800 e pertinente a diverse provincie della Campania, in relazione all’organizzazione territoriale dell’Ufficio nel corso delle diverse riforme.


Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania


La Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania, organo periferico di livello dirigenziale non generale del Ministero della Cultura (MiC), trae origine dalla Soprintendenza Archivistica per le Province Napoletane, istituita a Napoli dalla legge 22 dicembre 1939, n. 2006, con il compito di esercitare la vigilanza sugli archivi degli enti pubblici non statali e sugli archivi privati di notevole interesse storico esistenti nel Mezzogiorno d’Italia. A seguito del DPR n. 1409 del 30 settembre 1963, nel quadro della nuova organizzazione regionale delle Soprintendenze archivistiche, in luogo di quelle già esistenti, che corrispondevano ai territori degli antichi Stati preunitari, la circoscrizione della Soprintendenza per le Province Napoletane, che abbracciava le province di Napoli, Avellino, Benevento, Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, Salerno, L’Aquila, Campobasso, Chieti, Pescara, Teramo, Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto, Potenza e Matera, fu ridotta al territorio campano e la denominazione dell’Istituto venne modificata in Soprintendenza Archivistica per la Campania. I compiti della Soprintendenza sono definiti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 22 gen. 2004, n. 42 e successivi aggiornamenti) e dal regolamento di organizzazione del Ministero (DPCM 2 dicembre 2019, n. 169 e ss.mm.ii. DPCM 15 marzo 2024, n. 57). Il D.M. n. 44 del 23 gennaio 2016 ha conferito all’Istituto anche le funzioni in materia libraria, modificandone la denominazione in Soprintendenza archivistica e bibliografica. La Soprintendenza provvede alla tutela e alla valorizzazione dei beni archivistici e librari nel territorio di competenza. Esercita compiti di vigilanza, tutela e valorizzazione nei confronti degli archivi degli enti pubblici e nei confronti degli archivi o singoli documenti di proprietà privata, dichiarati di notevole interesse storico. Relativamente agli archivi, la Soprintendenza dipende funzionalmente dalla Direzione generale Archivi, mentre per le funzioni riguardanti i beni librari, dalla Direzione generale Biblioteche e Diritto d’Autore. Per lo svolgimento delle sue funzioni, la Soprintendenza può avvalersi del personale di Archivi di Stato e Biblioteche statali.


Università degli Studi di Napoli "Federico II", Archivio DiArc


Le origini dell’Università risalgono alla fondazione dello Studium napoletano, voluto dall’imperatore Federico II il 5 giugno 1224. Al sovrano svevo, l’ente venne dedicato nel 1992. Dunque, a differenza di diverse altre università italiane ed europee sorte nel medioevo, quella di Napoli nacque da un preciso atto imperiale. Napoli è stata l’unica città meridionale sede di studi universitari. Ciò contribuì alla sua crescita demografica e al suo prestigio di città, accresciuto anche dalla presenza di illustri letterati del Medioevo quali Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca. Rilevante fu la scuola di diritto civile, soprattutto la feudistica. Dagli inizi del Cinquecento, lo Studio napoletano non subì più sospensioni e chiusure, tranne brevi periodi legati a moti, epidemie e carestie. Le sue condizioni rimasero, però, stentate, senza una sede fissa, e con stipendi tra i più bassi in Italia e in Europa. L’assolutismo regio e i timori ecclesiastici di diffusione dei movimenti di riforma religiosa portarono a un clima di pesante controllo sulle istituzioni culturali: nel 1564 fu imposto a tutti i lettori e dottori dell’università il giuramento di fede cattolica. Un progetto di Celestino Galiani del 1732 fu il potenziamento degli studi scientifici, l’introduzione di insegnamenti meno dottrinari, come la Storia ecclesiastica e il diritto della natura e delle genti, e la perequazione degli stipendi. Dopo l’Unità, Francesco De Sanctis, Direttore e poi Ministro della Pubblica istruzione, si disse fermamente intenzionato a «fare dell’Università di Napoli la prima Università di Europa».


Università degli Studi di Salerno, Archivio storico


L’Hippocratica Civitas Studium Salerni, oggi Università degli Studi di Salerno, è una università statale italiana fondata nel 1968, oggi con sede a Fisciano, in provincia di Salerno. L’Archivio conserva la storia del soggetto produttore che si dipana tra la città di Salerno e il nuovo Campus di Fisciano. L'Archivio Storico dell’Università degli Studi di Salerno è stato oggetto di accurati interventi da parte della Soprintendenza Archivistica per la Campania che ha vigilato sulla corretta conservazione dei materiali storici dell’Ateneo salernitano. Le condizioni di integrità e omogeneità ha consentito le operazioni di schedatura della Sezione Storica i cui contenuti sono confluiti nell’Inventario a stampa a cura di Raffaella Zaccaria edito nel 2019. La rilevanza della documentazione, dal punto di vista storico, politico, sociale e culturale è stata già richiamata, sia per quanto concerne la Provincia di Salerno sia per l'intera Regione Campania, è data dal ruolo dell'Università di Salerno quale attrattore culturale per tutte le Regioni limitrofe del Mezzogiorno d'Italia. Il materiale per il quale si propone l'intervento di digitalizzazione è conservato nei locali dell'Archivio Generale di Ateneo presso la sede del Rettorato.