La Malamusik - Sona
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1
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Non è semplice tracciare la strada che porta da Ferdinando Russo e il suo romanzo «Cronache di un ladro» sino al successo neomelodico di «’Nu latitante», ma dobbiamo farlo. La canzone napoletana, come la cultura partenopea tutta, ha sottostimato la piaga della camorra, ha deciso di non sporcarsi le mani con essa denunciandola, persino nelle sue declinazioni più impegnate e militanti. Abbiamo dovuto aspettare la «Don Raffae’» del genovese De Andrè per mettere in canzone l’orrore della camorra fatta sistema e lo Stato che diventa causa e complice dell’Antistato.
2
'A storia 'e nisciuno
Alcuni brani neomelodici, intanto, hanno continuato a pagare tributo ai boss della camorra, dipingendoli con romanticismo, quando non con connivenza, come già all'epoca dei guappi e della guapparia. Abbiamo dovuto aspettare Nino D’Angelo con «’A storia ‘e nisciuno» e «Doje vite» per dare voce dall’interno al dramma, fino a quel momento ridotto a melodramma dalle sceneggiate ferme al delitto d’onore.
3
Gomorra e i latitanti
Il movimento neomelodico ha usato boss come poeti (Luigi Giuliano), come manager (Tommaso Prestieri) e dedicato inni a fuggitivi che non sono mai descritti come colpevoli («Nu latitante» di Tommy Riccio). È stato facile, allora, sparare nel mucchio, confondendo pseudocantanti al servizio della camorra ignoti ai più con veri entertainer che si esibiscono per un popolo che vive nelle terre della camorra. Poi il successo di «Gomorra» di Saviano – il libro, il film, la serie tv – ha riaperto la questione, ma ancora si aspetta una canzone napoletana, soprattutto quella espressione dei suoi ceti più popolari, che prenda davvero le distanze dalla camorra, o almeno la racconti. Ci ha provato la rap generation: con la brutale voce dei Co’Sang e dei Fuossera, cresciuti nella terra del Sistema, o con la denuncia degli ‘A’67 in «’A camorra song’io».
4
Miti devianti
Come con «Il padrino» e tanti altri libri e film, «Gomorra» compreso, c’è sempre il rischio di contribuire alla mitizzazione di questo mondo criminale. Ma il problema non sono le canzoni, sia pur quelle, ben poco di successo, che flirtano con camorra e camorristi, ma come sradicare questo fenomeno, in cui crimine organizzato e armato va a braccetto con la finanza e il potere politico, altro che neomelodici o i trapper neogomorristi dell’ultima ora.
Courtesy Federico Vacalebre
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Non è semplice tracciare la strada che porta da Ferdinando Russo e il suo romanzo «Cronache di un ladro» sino al successo neomelodico di «’Nu latitante», ma dobbiamo farlo. La canzone napoletana, come la cultura partenopea tutta, ha sottostimato la piaga della camorra, ha deciso di non sporcarsi le mani con essa denunciandola, persino nelle sue declinazioni più impegnate e militanti. Abbiamo dovuto aspettare la «Don Raffae’» del genovese De Andrè per mettere in canzone l’orrore della camorra fatta sistema e lo Stato che diventa causa e complice dell’Antistato.
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'A storia 'e nisciuno
Alcuni brani neomelodici, intanto, hanno continuato a pagare tributo ai boss della camorra, dipingendoli con romanticismo, quando non con connivenza, come già all'epoca dei guappi e della guapparia. Abbiamo dovuto aspettare Nino D’Angelo con «’A storia ‘e nisciuno» e «Doje vite» per dare voce dall’interno al dramma, fino a quel momento ridotto a melodramma dalle sceneggiate ferme al delitto d’onore.
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Gomorra e i latitanti
Il movimento neomelodico ha usato boss come poeti (Luigi Giuliano), come manager (Tommaso Prestieri) e dedicato inni a fuggitivi che non sono mai descritti come colpevoli («Nu latitante» di Tommy Riccio). È stato facile, allora, sparare nel mucchio, confondendo pseudocantanti al servizio della camorra ignoti ai più con veri entertainer che si esibiscono per un popolo che vive nelle terre della camorra. Poi il successo di «Gomorra» di Saviano – il libro, il film, la serie tv – ha riaperto la questione, ma ancora si aspetta una canzone napoletana, soprattutto quella espressione dei suoi ceti più popolari, che prenda davvero le distanze dalla camorra, o almeno la racconti. Ci ha provato la rap generation: con la brutale voce dei Co’Sang e dei Fuossera, cresciuti nella terra del Sistema, o con la denuncia degli ‘A’67 in «’A camorra song’io».
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Miti devianti
Come con «Il padrino» e tanti altri libri e film, «Gomorra» compreso, c’è sempre il rischio di contribuire alla mitizzazione di questo mondo criminale. Ma il problema non sono le canzoni, sia pur quelle, ben poco di successo, che flirtano con camorra e camorristi, ma come sradicare questo fenomeno, in cui crimine organizzato e armato va a braccetto con la finanza e il potere politico, altro che neomelodici o i trapper neogomorristi dell’ultima ora.
Courtesy Federico Vacalebre