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L’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. seppellì Pompei con una coltre di cenere e lapilli, consentendo la straordinaria conservazione del sito. Patrimonio dell’UNESCO dal 1998, Pompei si estende per 66 ettari, di cui 50 sono stati scavati. Gli archeologi hanno potuto così ricostruire usi e costumi della vita romana del tempo attraverso lo studio di edifici, monumenti, sculture, pitture, mosaici.
Oggi, l’area archeologica è gestita dall’ente Parco Archeologico di Pompei , Istituto del Ministero della Cultura dotato di autonomia speciale che esercita le sue competenze nell’ambito della tutela, della conservazione e della fruizione pubblica. L’ Istituto ha competenza territoriale anche su altri istituti e luoghi della cultura e altri immobili e/o complessi, quali: Antiquarium di Boscoreale (Napoli); Castello di Lettere (Napoli); Parco archeologico di Longola — Poggiomarino (Napoli); Ex Real Polverificio borbonico — Scafati (Salerno); Reggia del Quisisana — Castellammare di Stabia (Napoli); Scavi archeologici di Oplontis — Torre Annunziata (Napoli); Scavi archeologici di Stabiae — Castellamare di Stabia (Napoli); Sito archeologico di Villa Regina — Boscoreale (Napoli).
Storia del sito
Pompei, estesa per 66 ettari di cui circa 50 riportati alla luce, rappresenta un unicum nel panorama archeologico mondiale per la straordinaria conservazione di edifici pubblici e privati, decorazioni, sculture e mosaici, motivo per cui è riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. La città fu sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., descritta da Plinio il Giovane, e proprio la coltre di cenere e lapilli ha permesso di preservarne l’aspetto, offrendo un’immagine vivida dell’urbanistica e della vita quotidiana romana.
Sorta su un pianoro che dominava la valle del Sarno, vicino a un porto attivo, Pompei è oggi accessibile attraverso le antiche porte, come Porta Marina. Le strade basolate conducono a case modeste e dimore aristocratiche, botteghe, complessi termali, aree sacre, il Foro e gli edifici per spettacoli, tra cui teatri e anfiteatro. All’esterno delle mura si trovano quattro necropoli con tombe monumentali e numerose ville suburbane, tra cui la celebre Villa dei Misteri. La suddivisione in regiones e insulae fu introdotta da Giuseppe Fiorelli nel 1858.
Le origini dell’abitato sono incerte, forse etrusche, ma gli scavi hanno individuato tracce risalenti tra la fine del VII e la prima metà del VI secolo a.C., epoca della prima cinta muraria in tufo locale. Una nuova fortificazione in calcare fu costruita nel V secolo a.C., mentre l’urbanizzazione conobbe un forte impulso in età sannitica. Dal IV secolo a.C. Roma iniziò a espandersi in Campania, e dopo la Guerra Annibalica Pompei divenne socia della res publica. Nel 90-89 a.C. partecipò alla rivolta italica, venne assediata da Silla e trasformata in colonia romana nel 80 a.C., assumendo il nome di Cornelia Veneria Pompeianorum. L’età augustea e tiberiana portò nuovi edifici e abbellimenti.
Il terremoto del 62 d.C. devastò la città, che al momento dell’eruzione del 79 d.C. era ancora in ricostruzione. La riscoperta avvenne nel XVI secolo durante i lavori del Canale del Conte di Sarno, ma solo dal 1748, sotto Carlo III di Borbone, iniziarono scavi sistematici. Furono riportati alla luce il tempio di Iside, il quartiere dei teatri e parte della necropoli. Nel periodo borbonico e poi con l’Unità d’Italia gli scavi si intensificarono: Fiorelli introdusse un metodo scientifico, lasciò in situ i dipinti e ideò la tecnica dei calchi in gesso delle vittime.
Nel XX secolo l’esplorazione si estese verso est, soprattutto con Spinazzola e poi con Amedeo Maiuri (1924-1961), che scoprì edifici prestigiosi come la Villa dei Misteri e la casa del Menandro, delimitò l’intera città e avviò lo studio delle fasi più antiche. Dalla seconda metà del Novecento, per preservare l’area già vasta, si è privilegiata la conservazione e lo scavo mirato, con restauri significativi in vari settori, fino agli interventi più recenti come la casa dei Casti Amanti.
Progetto: ARCCA - ARchitettura della Conoscenza CAmpana - ECOSISTEMA DIGITALE PER LA CULTURA