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L’Archivio Lia Incutti Rumma di Napoli custodisce il Fondo Marcello Rumma, un archivio “di persona” che testimonia l’opera e la vita fulminea di Marcello Rumma (1942-1970), documentando i sei anni della sua attività pubblica dal 1965 al 1970.

Crediti: Ritratto di Lia Incutti e Marcello Rumma nella loro abitazione di Salerno. Fondo Marcello Rumma/Archivio Lia Incutti Rumma
Lia Incutti Rumma
Crediti: Fondo Marcello Rumma/Archivio Lia Incutti Rumma

Archivio Lia Incutti Rumma

Marcello Rumma (Salerno, 1942 - Cava de’ Tirreni, 1970), giovane intellettuale e mecenate salernitano, negli anni Sessanta, insieme alla moglie Lia, poco meno che ventenni, si fa promotore tra il 1965 e il 1970 (anno della sua precoce scomparsa) di mostre di una nuova generazione di artisti emergenti e di molteplici iniziative imprenditoriali e culturali tra Salerno e Amalfi. Il Fondo Marcello Rumma, così nominato dopo il suo ordinamento e conservato dalla moglie nell'Archivio Lia Incutti Rumma di Napoli, raccoglie varie tipologie di documenti, corrispondenza, inviti, fotografie, articoli di giornali, cataloghi, che testimoniano l’impegno di educatore di Marcello Rumma nel Collegio di famiglia Arturo Colautti di Salerno (Rumma affianca il padre e professore di matematica Antonio, nei primi anni Sessanta, nella gestione del collegio), ma anche il suo impegno come promotore di importanti rassegne espositive tra Salerno e Amalfi, di fondatore di una casa editrice e di collezionista di opere d’arte contemporanea. Un materiale che parla sì dell’imprenditore e mecenate Marcello Rumma, ma che ci accompagna anche nel ricostruire fatti e vicende dell’arte, soprattutto italiana, a lui contemporanea. È una storia con molti flash back, che lascia a volte dietro di sé poche e parziali informazioni, che però a ben guardare crea un rapporto diretto, tessuto, tra la storia “ufficiale” e quella per così dire “collaterale” vissuta e raccolta dallo stesso Rumma.

I molteplici ruoli rivestiti da Rumma hanno contribuito a rendere Salerno e Amalfi due centri nevralgici per la produzione di iniziative imprenditoriali e culturali che hanno dato lustro a questo territorio del Sud Italia. E’ grazie soprattutto alle tre Rassegne di Arti Figurative negli Antichi Arsenali di Amalfi (1966 – 1968), finanziate dall'azione di mecenatismo di Marcello Rumma, che ancora oggi si parla di questa intensa ed importante esperienza come di un progetto pilota unico nel mondo dell’arte. Un’idea di progetto d’arte, portato in una città e in un luogo del tutto inusuali per quel periodo e fuori dai canonici spazi espositivi.

Il fondo Marcello Rumma è un patrimonio importante per la ricostruzione storica non solo della poliedrica figura del personaggio di spicco quale è stato, ma anche per i tanti momenti che hanno caratterizzato un decennio del Novecento,  gli anni Sessanta in Campania, vissuti da Rumma quale protagonista in prima linea di proposte volte a "sprovincializzare" l'ambiente culturale dove ha operato. La sua capacità di promuovere mostre-premio, incontri con autori, rassegne d'arte nazionali e internazionali, progetti espositivi open air, una vera novità per i tempi, hanno dato luogo ad un’importante rinascita culturale. Le molte storie a lui contemporanee e che con lui si sono incrociate, permettono di ripercorrere alcuni degli episodi che scandirono una fase cruciale della crescita culturale di Salerno tra gli anni Sessanta e Settanta. La città vive una stagione estremamente vivace  con mostre, convegni, incontri, aperture di gallerie, segnata anche dalla presenza di importanti studiosi e intellettuali, legati soprattutto all’ambiente universitario, come Edoardo Sanguineti e Tullio De Mauro, Filiberto Menna e Gioacchino Lanza Tomasi, Achille Mango e Mario Perniola, per citare qualche nome. E’  questa un’avventura d’arte, che seppur breve, viene condivisa da tanti altri compagni di viaggio, noti e meno noti, un milieu di artisti, critici, intellettuali. «Un umanista del Sud con metodi olivettiani» così l’artista dell’Arte Povera Gilberto Zorio ha definito la figura e il lascito intellettuale di Marcello Rumma.

(testo di Renata Caragliano)

 

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Approfondimenti

Approfondimento

Rumma Editore: un progetto di editoria minore a Salerno

Marcello Rumma dà vita a Salerno, nel dicembre 1968, alla casa editrice Rumma Editore. Un progetto  di “editoria minore”  che dal  Sud d’Italia propone una selezione di pubblicazioni di nicchia ma con ambizioni internazionali dichiarate: rendere disponibile per la prima volta in traduzione italiana il lavoro di scrittori e filosofi europei. Rumma, il giovane imprenditore salernitano, affida al filosofo Aldo Masullo, ai critici d’arte Filiberto Menna e Renato Barilli, l’impostazione delle collane editoriali. 

Approfondimento

Premi e rassegne d’arte a Salerno (1965-1967)

Il giovane intellettuale Marcello Rumma comincia la sua attività nel settore dell'arte partecipando a diverse edizioni di Mostre-Premio, in qualità di membro delle commissioni giudicatrici, organizzate tra Salerno e provincia. Un'esperienza locale che lo porta da subito a volere intraprendere un'attività di studio e ricerca sulle tendenze artistiche più interessanti in Italia ed Europa, facendosi promotore dell’organizzazione di rassegne d’arte in spazi pubblici in città.

Approfondimento

L’arte come esperienza educativa

Marcello Rumma affianca il padre e professore di matematica Antonio, nei primi anni Sessanta, nella gestione del Collegio Arturo Colautti di Salerno. Un istituto parificato di famiglia, fondato nel 1935, che comprendeva una scuola media e un liceo scientifico. L’arrivo del giovane Rumma segna un forte cambiamento nel sistema educativo del collegio e l’arte assume subito un ruolo centrale come esperienza educativa.

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Percorsi Narrativi

Le Rassegne di Amalfi (1966-1968)

Marcello Rumma dà vita ad Amalfi, negli spazi degli Antichi Arsenali, a tre rassegne espositive (1966, 1967, 1968) che propongono da Sud una importante ricognizione sulle tendenze più interessanti dell’arte italiana di allora, scegliendo di non chiudersi in uno stretto e soffocante provincialismo, ma incidendo sulla realtà odierna. Grazie a tali iniziative, le navate medievali mutano per la prima volta in luogo espositivo di tendenze artistiche contemporanee. L’idea di Rumma è quella di inserire il piccolo centro della costiera amalfitana nel vivace dibattito critico sull’arte in Italia che allora avveniva soprattutto in città come Roma, Milano e Torino.