Assunta, un’ex prostituta dalle presunte doti taumaturgiche, un ex bordello ora convertito in luogo sacro, un «santo puttanaio», come scrive la giornalista accorsa sul luogo per documentare i fatti – un personaggio, che è piuttosto un espediente narrativo, una telecronaca (in lingua italiana) degli avvenimenti; l’immagine della defunta tenutaria del bordello, a cui si deve la scelta di convertire quel luogo da casa di tolleranza in luogo sacro: sono questi gli elementi principali del dramma, tutto chiuso nelle pareti dell’ex bordello, a cui prendono parte le ex prostitute, che tentano di legittimare i miracoli operati da Assunta, attraverso i media e attraverso il riconoscimento di un’autorità religiosa: il Cardinale, unica eccezione in un dramma altrimenti tutto al femminile. Il Cardinale dovrà constatare l’effettiva capacità di Assunta, costretto dal fatto che i più sono convinti che in quel luogo avvengano miracoli e che le donne non devono lasciare quella casa, ma anzi devono presidiarla. Assunta “deve stupirlo!”. Nel corso del dramma si manifesta una rete fitta di inganni, soprattutto ad opera di Titina, ed una sempre crescente strumentalizzazione ai danni di Assunta, rispetto alla lucida ambizione di Titina che tenta di costruire un futuro migliore per sé e per la figlia Betti. Titina e le altre ex prostitute sperano di poter lucrare sulle prodigiose guarigioni di Assunta che, in un toccante monologo, ripercorre il suo passato e riconosce a Titina di averla accolta quando era una povera reietta, malata, ma che ora ne comprende la malvagità e i chiari propositi. L’arrivo del Cardinale, un arrivo atteso e sotteso in tutta l’opera, rappresenta per Assunta, resasi conto delle trame ordite alle sue spalle, l’occasione di riscatto: la donna prepara un incontro (che si scoprirà incestuoso) tra il Cardinale e la giovanissima Betti che si rivelerà fatale per la giovane. Il sacrificio di Betti, «na figlia, na nipote… e chi sa?… pure na figlia-nipote» del Cardinale, rappresenta il punto più saliente del finale dell’opera, nel quale tuttavia viene lasciata una possibilità di salvezza e rinascita – in un microcosmo nel quale al miracolo si crede solo per opportunismo. Il personaggio della giornalista è importante perché testimonia l’accaduto. Assunta riconosce a Titina la capacità di aver saputo trasformare il bordello in un luogo di santità. Madamina ricatta Titina e le chiede o la restituzione dei soldi o di usufruire della casa per ricevere i suoi clienti. All’arrivo del Cardinale nella casa c’è un grande fermento. Nel secondo «tempo» c’è un cambiamento totale. Nel catafalco il corpo di Betti distesa sopra, in una veglia funebre. Assunta farnetica. Il Cardinale declama versi come un attore che ripassa la sua parte. Madamina lo chiama assassino, mentre Titina si rivolge con tono severo ad Assunta. A questo punto il vicolo chiede giustizia, così afferma la giornalista, mentre il Cardinale dice di essere caduto prigioniero di un tranello, architettato da Assunta, perché Betti, la bambina, gli ha offerto una coppa sinistra, quella dell’ebbrezza della passione. In un dialogo serrato e violento tra Assunta e il Cardinale, questo dice che entrambi devono pagare per la morte di Betti: Assunta nella «casa dei matti», lui in galera fino alla fine dei suoi giorni. In una situazione molto complessa dove il Cardinale e Assunta discutono drammaticamente, Titina insiste perché Assunta rimanga per compiere il miracolo, mentre la giornalista fa un resoconto dettagliato della situazione e Assunta compie gesti e rituali. La giornalista afferma che è difficile dare un giudizio su di dei, piuttosto appartiene a quella categoria di spiriti fuggenti descritta da Emily Dickinson. Alla fine Madamina strangola Assunta.
LINGUA
Napoletano, italiano, proverbi e modi di dire.
MUSICA
’O munasterio, Salvatore Di Giacomo;
riferimento a Bammenella di Raffaele Viviani («L’abisso è abisso»).
NOTE
1. Nella scena in cui Assunta tenta di rianimare il corpo senza vita di Betti vengono pronunciate le parole «kalita, kumì»; si tratta di un riferimento al Vangelo di Marco, nel quale si narra che Gesù resuscitò una ragazza di dodici anni pronunciando le parole «Talità cum», “ragazza, alzati”.
2. Molte e accurate didascalie. Si segnala la ricca didascalia del secondo atto.
TESTI di Antonia Lezza
IMMAGINI Courtesy Archivio Moscato
Link alla risorsa: https://cultura.regione.campania.it/web/sistema-archivistico-campano/dettaglio-unita-documentaria?id=SICARC_UD_000052640