Bolero e Grand’Hotel hanno conosciuto i due attraverso la corrispondenza della rivista “Cronaca emarginata”, ma all’inizio hanno mentito: «Abbiamo iniziato la corrispondenza camuffandoci da donne, da donne originali, presentandoci come due ragazze sole con qualche esperienza». All’inizio Scialò e Cicala reagiscono malissimo, ma poi, si legge nel testo, le «mandarono a dire che carcerati e travestiti, in fondo, erano benedetti da Dio, anche se non dalla Chiesa e dal Papa; che erano fatti per unire sentimentalmente le loro solitudini e che insomma, a lloro nun ce ’mpurtava niente del mestiere che facevano, che non gli dava fastidio né il nostro sesso né la prostidutine a esso connessa, che facevamo…». I due travestiti sono molto agitati perché non conoscono i loro ospiti tanto da improvvisare un rituale magico, con un bicchiere d’acqua e del riso, per poter leggere nel fondo del bicchiere il loro destino e vedere il volto dei loro innamorati che, quel giorno stesso, arriveranno a casa loro per stabilirvisi, come concordato, dopo «la villeggiatura», la permanenza in carcere. Dopo una serie di battibecchi tra i due su quale detenuto tocchi in sorte a ciascuno, viene aperta la porta ai due ex reclusi Scialò e Cicala anch’essi agitatissimi e disorientati. Entrano armati, reduci da una fuga dai sicari di Giovanni il Caprettaro, un malavitoso ai danni del quale hanno testimoniato, commettendo «quella che in gergo viene comunemente detta nfamità», come sostiene Bolero. Intanto, i fuggitivi si sono barricati in casa, convincendo anche i loro ospiti a non aprire, ma, nel frattempo, a scopo cautelativo, Grand’Hotel ha anche dato un intruglio a Cicala per neutralizzarlo. Inoltre, per rendere l’atmosfera ancora più caotica, la dirimpettaia Giuseppina, anch’essa un travestito, bussa alla porta più volte, insistendo per farsi aprire, ma i quattro che sono terrorizzati non aprono. A questo punto lei consegna un telegramma facendolo passare sotto la porta. La notizia che contiene è sconvolgente per Bolero, che nasconde il telegramma: è un ordine di «mammà», figura che non compare nell’opera ma che è evocata come una sorta di autorità criminale, che impone ai due travestiti di eliminare gli ex detenuti, con «sesso a volontà e digiuno progressivo» perché hanno parlato per conto di Giovanni il Caprettaro. Bolero e Grand’Hotel tengono per giorni i due uomini senza cibo, costringendoli a avere continui rapporti sessuali con loro. I due sono allo stremo. Ma inaspettatamente reagiscono con una violenza inaudita, sotto la minaccia di una pistola, li colpiscono violentemente e li rapinano di tutti i loro averi e poi fuggono. Ma vengono uccisi dai sicari che li aspettano sotto al portone da giorni. A questo punto i due travestiti riprendono la solita vita insieme e Bolero rivolgendosi a Grand’Hotel dice: «E se…se, per una volta tanto…. Cambiassimo “genere”? Sì, se provassimo con un altro “genere” di cuori solitari?».
LINGUA
Italiano, napoletano.
MUSICA
Fuori scena una canzone «scialba e plebeotta».
NOTE
1. L’uso del napoletano è prevalente in tutta l’opera, ad eccezione delle battute di Scialò, il quale si esprime in italiano, perché è un geometra. Nel secondo tempo Cicala recita una lunga litania con tono profetico-apocalittico.
TESTI di Antonia Lezza
IMMAGINI Courtesy Archivio Moscato
Link alla risorsa: https://cultura.regione.campania.it/web/sistema-archivistico-campano/dettaglio-unita-documentaria?id=SICARC_UD_000052640