Signurì, signurì…

Ispirato al romanzo La pelle di Curzio Malaparte, Signurì, signurì… ne riprende lo spirito visionario e trasforma l’autore in una sorta di Virgilio dantesco che guida due turisti americani, Bill e Liz, nell’Inferno della Napoli del secondo dopoguerra. La città è rappresentata come una sorta di circo a cielo aperto, una babele linguistica e umana, come evidenziato dalla lirica che apre il testo Bell’è Babele.

Il testo è composto da undici parti o scene, divise a loro volta in due tempi, entrambi con un inaspettato finale noir. Nella prima parte, intitolata La Vergine di Napoli, il soldato Joe va a sedersi ai piedi della Vergine di Napoli, una statua bianca su cui viene versata della vernice rossa. Interviene una voce fuori campo, mentre il soldato si addormenta. Al suo risveglio incontra un giovane sciuscià (è questa la seconda parte, intitolata Sciuscià). Il giovane interagisce con Joe con fare canzonatorio, in una lingua ibrida fatta di italiano, napoletano e inglese maccheronico. Gli racconta che tre mesi prima era stato portato in prigione (in effetti una casa di accoglienza) e lì lo avevano lavato e gli avevano dato vestiti e scarpe nuovi. Lo sciuscià dice che le scarpe nuove non gli consentono di volare come quelle che possiede ma che non può indossare. Il soldato, incredulo, gli chiede di provare queste scarpe magiche. Lo sciuscià gli fa chiudere gli occhi e sostituisce le scarpe di Joe con altre logore. Nella scena del Mercato tre venditrici di contrabbando espongono le loro merci. Sopraggiungono altri personaggi alla ricerca di zucchero e fagioli. Nel mezzo del vociare del mercato si sente un grido «Sta arrivando mamma e papa!» (La police!). Tutti scappano, le tre venditrici nascondono la merce e tirano fuori parrucche bionde. Entrano Malaparte, Bill e Liz. Bill vuole acquistare una parrucca ma la venditrice Ritù gli dice che sono destinate ai soldati «black» e, come per dare una dimostrazione, appaiono due ballerine con le parrucche bionde che ballano attorno al soldato Joe. Il bordello della quarta scena è un ambiente a metà tra un bordello e un bar dove si ritrovano Malaparte, con una ragazza sulle ginocchia (Tanganica), Liz, Bill, Joe, Cuncettì, Anna, Susy e Bigiù. Susy si esibisce in una canzone americana. Liz resta attonita soprattutto quando Bill, spinto da Malaparte, accarezza le gambe di Tanganica. I mendicanti della quinta scena provano a derubare i turisti americani Bill e Liz, salvati dall’intervento di Malaparte che ammonisce i mendicanti. Questi si trovano alla mensa dei poveri e aspettano la terribile suor Alfonsina che arriva insieme al Sacrestano ed elargisce la minestra in base alle proprie simpatie. Ad esempio, lascia digiuna Rosetta, una madre che allatta al seno il suo bambino, ma è generosa con Rarà, che però cede la sua razione a Rosetta. Ne Il café chantant la Sciantosa, Zeza-Pulcinella, il Guappo e lo stesso Malaparte si esibiscono in canzoni della tradizione e in monologhi. Segue La figliata, che riproduce un antico rito della cultura popolare napoletana: la simulazione di un parto da parte di un femminiello. In questa scena il femminiello è Ciccillo che, dopo aver partorito, viene ammazzato a bastonate alla presenza di Malaparte e dei due americani. Nell’ottava parte, intitolata La Sirena, di fronte al mare un pescatore canta. Bill scatta una foto a Liz, affascinata dalla bellezza del luogo. A questo punto appare la Sirena, trasportata da mostri marini su un vassoio contenente frutti di mare. Liz assaggia una cozza e si sente male. Joe guarda la Sirena e resta incantato. Le nane della nona scena cercano di guarire Joe dall’incantesimo della Sirena. Quando si accorgono che sta arrivando qualcuno, scappano via trascinando Joe con loro. Segue La cena, durante la quale i commensali parlano della guerra mostrandosi arroganti e snob nei confronti dei vincitori, in particolare dei negri che sono ovunque in città. Il testo termina con Tammurriata Nera, una scena corale in cui i personaggi pronunciano battute slegate tra loro. I turisti ringraziano per il bellissimo spettacolo a cui hanno assistito. Nel finale, metaforico e significativo, il Cameriere che aveva servito la cena, spara al Vecchio che ha appena pronunciato la battuta eduardiana «Adda passa’ ’a nuttata».

LINGUA
Napoletano, italiano regionale, inglese, inglese maccheronico.
Nel capitolo intitolato Le nane il soldato Joe si esprime in una lingua magica che, come precisa la didascalia, «non è né inglese, né italiano né napoletano, bensì una sorta di farfugliamento incantato».

MUSICA
Canzone napoletana Totonno ’e Quaragliarella;
canzone napoletana Lily Kangy;
canzone napoletana Palummella, zompa e vola;
canzone napoletana ’O guappo ’nnammurato;
ballo accompagnato dal canto Il Ballo di Sfessania;
canzone napoletana Tammurriata nera.

NOTE
1.    Il testo è liberamente ispirato al romanzo La pelle di Curzio Malaparte, tuttavia contiene riferimenti evidenti anche ad altri testi, in particolare a ’O sapunariello e a ’O guappo ’nnammurato di Raffaele Viviani e a Napoli Milionaria di Eduardo dal momento che la battuta conclusiva di Signurì, signurì «Adda passa' 'a nuttata» chiude la commedia eduardiana. (Cfr. A. Lezza, Dal romanzo al teatro. Una singolare riscrittura. La pelle di Malaparte e Signurì, signurì…..di Moscato in La scatola a sorpresa. Studi e poesie per Maria Antonietta Grignani a cura di Giada Mattarucco, Margherita Quaglino, Carla Riccardi, Silvana Tamiozzo Goldmann, Firenze, Franco Cesati editore, 2016, pp.191-201).
In un recente contributo Moscato fa riferimento di nuovo al romanzo di Malaparte (Cfr. Antologia teatrale. Atto secondo, a cura di Antonia Lezza, Federica Caiazzo, Emanuela Ferrauto, Napoli, Liguori, 2021).

TESTI di Antonia Lezza

IMMAGINI Courtesy Archivio Moscato

Link alla risorsa: https://cultura.regione.campania.it/web/sistema-archivistico-campano/dettaglio-unita-documentaria?id=SICARC_UD_000052642