Osanna - Osanna - Sona
Osanna
Racconta Lino Vairetti, fondatore e frontman, ancora oggi, degli Osanna: «Sono nato il 26 ottobre del 1949 in via Duomo 247, di fronte al museo Filangieri, alle spalle di uno dei quartieri più popolari di Napoli. Sono un uomo fortunato, lo sono stati nei miei anni giovanili, e di maggior successo, e lo sono ancora oggi, quando mi posso permettere di andare in tour con un mito come Carl Palmer cantando “Lucky man”. Ho inseguito i miei sogni e li ho anche realizzati: ho vissuto d’arte e ho girato il mondo».
Courtesy Federico Vacalebre
Grazie a lp come «L’uomo» del 1971, «Milano Calibro 9» del ‘72 (una colonna sonora griffata Bacalov), «Palepoli» del ’73, «Landscape of life» del ’74 e «Suddance» del ’78 gli Osanna (nella line up storica c’erano Danilo Rustici, Lello Brandi, Massimo Guarino e Elio D’Anna) furono con Alan Sorrenti, i Saint Just di sua sorella Jenny, il Balletto di Bronzo la risposta sudista ad un movimento, quello prog, che soffiava forte dal Nord: Area, Pfm, Orme, Banco... Furono tra i primi, in Italia, a dipingersi i volti, a indossare maschere: «Oggi lo fa Achille Lauro: si vede che non siamo così vecchi e superati», ricorda Vairetti, che non ha mai appeso l’ugola al chiodo, anzi è attivissimo, e in mezzo mondo (Giappone soprattutto) con una nuova formazione del suo vecchio «complesso», aggiungendo, anche su disco, poche novità agli hit degli anni ‘70: da «L’uomo» a «There will be time», da «’A zingara» a «Fuje a chistu paese» per citare le rare esperienze in dialetto.
Che cos'era il progressive rock? Era quel rock di frontiera che al sogno americano sovrappose il sogno barocco di un pop sinfonico, tra folk celtico e Mediterraneo: i Genesis, i Van De Graf Generator, la splendida scuola di Canterbury, i Jethro Tull, i Gentle Giant e poi miriadi di gruppi sospesi tra l’art rock, l’avanguardia e la retroguardia onanista che tutto finalizzava all’assolo pagato a cottimo: è fine del progressive rocker la maraviglia, chi non sa stupir vada alla striglia. Gli Osanna declinarono il genere alla napoletana, e continuano a farlo, e non è soltanto nostalgia canaglia.