In uno stormire babelico, assordante di uccelli – le “canarie”, da cui l’opera trae il titolo – si snoda la vicenda iniziale che vede coinvolti vari personaggi: la Signora, la padrona di casa, dal passato equivoco, Hong Kong Suzy e Shangai Lil, due travestiti da lei accolti ed allevati; un altro personaggio, non ancora presente in scena, è evocato nei loro discorsi: si tratta di Desiderio, anch’egli adottato ed allevato dalla Signora, la quale mostra per lui una forte predilezione che indispettisce Hong Kong Suzy e Shangai Lil. La casa della Signora, dove abitano Hong Kong Suzy, Shangai Lil e Desiderio, è un luogo equivoco, strano. L’accoglienza dei tre nella casa era stata vincolata da un “patto”, dettato dalla Signora, una sorta di patto di formazione: studiare, parlare in italiano ed esibirsi solo nei locali indicati da lei. I primi due, rozzi e violenti, non hanno raggiunto lo scopo. Sono due loschi figuri che Signora cerca di tenere a bada: non devono profanare Desiderio che è una divina creatura, un angelo. Tuttavia, il soffocante lavoro di manipolazione d’identità a cui la sua madre adottiva lo ha sottoposto rende Desiderio frustrato. Desiderio è uscito dal suo guscio e ne ha subito un forte trauma. Nello snodarsi della vicenda – che verte intorno ai preparativi per il debutto di Desiderio – viene progressivamente allo scoperto il segreto e macabro passato della Signora: la sua professione di prostituta, l’acquisto di numerosi locali di dubbia fama ma, soprattutto, il suo segreto più nascosto, le cui prove sono custodite in un secrétaire: l’esistenza di un figlio, un bambino la cui morte fu dovuta alla Signora, la sua stessa madre, ed alla sua volontà di trasformarlo in un essere perfetto, un “angelo”. Il culmine della vicenda vede l’aggravarsi della crisi d’identità di Desiderio, il quale indosserà gli abiti della Signora, si approprierà dei suoi ricordi, impersonandola in ogni dettaglio, trasformandosi, di fatto, nel suo stesso artefice: «Io mi istallerò al vostro posto». È in questo tragico modo che il sogno della Signora di “costruire l’angelo” sfumerà, perché, in fondo «Gli Angeli non si costruiscono con l’ormonàl; coi siliconi, coi trucchi, coi preparati all’azulene». Alcuni personaggi, come Sisina, ’A monaca e i vicini di casa, si muovono rumorosamente. Desiderio in un lungo monologo finale esprime alla Signora tutto il suo disprezzo, ne vuole prendere il posto e forse, un giorno, libererà le canarie. Pensa di crescere dei trovatelli, perché non potrà avere figli, come ha fatto la Signora, che è una donna. A questo punto entra Giggino con un bambino, come all’inizio della pièce, e “offre” alla Signora un bambino e lei, con gesti febbrili, comincia a truccarlo.
LINGUA Italiano, napoletano, brevi battute in francese, spagnolo, inglese, latino maccheronico.
MUSICA Alcune battute sono intonate come canzoni o cantilene.
NOTE Nel testo compaiono numerosi nomi di attrici e di stiliste.
TESTI di Antonia Lezza
IMMAGINI Courtesy Archivio Moscato
Link alla risorsa: https://cultura.regione.campania.it/web/sistema-archivistico-campano/dettaglio-unita-documentaria?id=SICARC_UD_000052640