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Roberto Murolo

(Napoli, 19 gennaio 1912 – Napoli, 13 marzo 2003)
La sua data di nascita, a dir la verità, è ballerina: fu registrato all’anagrafe il 23 gennaio 1912, in ritardo, come si usava, sulla realtà: il penultimo dei 7 figli di Lia Cavalli e del grande Ernesto Murolo era venuto in realtà alla luce il 19. È stato un protagonista assoluto del Novecento napoletano, e italiano tout court, l’ultimo chansonnier capace (con un grande aiuto dalla penna di Enzo Gragnaniello e dalla voce della scugnizza ad honorem Mia Martini) di portare la canzone napoletana in classifica grazie a quel capolavoro di antica modernità che è «Cu’’mme».

Courtesy Federico Vacalebre

Ha bevuto la canzone napoletana d’arte nel biberon, insieme al latte: il salotto di suo padre era frequentato da Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Libero Bovio, Raffaele Viviani, per fare solo i nomi più eclatanti. Dopo la stagione internazionale con il Mida Quartet sulle orme dei Mills Brothers, si reimpossessò dei classici napoletani, partendo da Capri come nuovo chansonnier per rilanciare successi che i più avevano dimenticato.

La magia della sua cassa armonica, accompagnata alla sapiente ricerca che condivise con Eduardo Caliendo, il virtuoso della chitarra responsabile anche degli arrangiamenti della mitica «Napoletana», gli permise di consegnare ai posteri un repertorio prezioso, ripulito dalle incrostazioni oleografiche: gli bastava ‘na voce, ‘na chitarra e ‘poco ‘e sentimento, e quando serviva anche di ironia, per cesellare da fine dicitore «Reginella» e «I due gemelli», «E allora» e «Lusingame». La carriera lunga, e non priva di intoppi, lo vide risorgere più volte, sino alla strepitosa stagione degli anni ‘90, che lo vide duettare con i nuovi amici Dalla («Caruso»), De André («Don Raffaè»), Conte («Spassiunatamente») e tanti altri. Sempre disponibile e curioso, sempre coccolatissimo dalla banda Arbore, vecchio-bambino che non voleva mai star fermo.

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